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23

gen

2011

Il TAR blocca il "mostro" che sputa veleno........

Fiaccolata davanti all'impianto

Ore 18 di venerdi 21 gennaio: il TAR ci ha dato ragione sull’impianto di asfalto ed ha annullato tutti gli atti amministrativi da noi impugnati!

La sentenza del Tribunale non lascia dubbi, non siamo più solo noi ad affermarlo ma sono i giudici a metterlo nero su bianco, viene riconosciuta la fondatezza delle nostre accuse nei confronti della Provincia di Modena:

“ECCESSO DI POTERE PER CONTRADDITTORIETA’ E PERPLESSITA’ CIRCA L’ITER AUTORIZZATORIO – ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO DEI FATTI IN ORDINE ALLO SVOLGIMENTO DELLA CONFERENZA DI SERVIZI – VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 16 E 17 DELLA LEGGE 241/1990″

” VIOLAZIONE DELL’ART. 269 D.LGS. 152/2006 – ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO DEI FATTI E FALSITA’ DEL PRESUPPOSTO IN RELAZIONE ALLA PRETESA NATURA “NON SOSTANZIALE” DELLE MODIFICHE AUTORIZZATE”

Il TAR ha così sentenziato ( vedi il documento N. 00049/2011 REG.PROV.COLL. – N. 01076/ 2009 REG.RIC. ):

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia – Romagna, sez. II, accoglie il ricorso in epigrafe indicato e, per l’effetto, annulla tutti i provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti di ricorsoCondanna la provincia di Modena e la società controinteressata al pagamento delle spese di causa a favore dell’associazione Italia Nostra ricorrente che si liquidano in complessivi Euro 12.000 (dodicimila), di cui Euro 6.000 (seimila) a carico della provincia di Modena ed Euro 6.000 (seimila) a carico della società controinteressata, oltre C.P.A. ed I.V.A.. Spese compensate nei confronti del comune di Savignano.” 

 

Non è poco, anzi significa tantissimo! Significa che avevamo ragione! Il rispetto delle regole non tocca solo ai cittadini ma tocca anche, soprattutto, alle istituzioni. In particolare, coloro che sono preposti alla tutela della salute non possono “prendere scorciatoie”. Il TAR ha sancito che l’amministrazione provinciale ha sbagliatoperchè non ha applicato correttamente le procedure. La Provincia di Modena ha esercitato un eccesso di potere, contravvenendo alle regole imposte dalla normativa, con un atteggiamento che conforta unicamente le logiche economiche, a dispetto dei principi di precauzione che in materia di ambiente e salute devono sempre prevalere!

Oggi, i cittadini di una frazione come Magazzino, testimoni negli ultimi decenni del sacrificio del loro territorio per attività ambientalmente discutibili da parte delle amministrazioni di Savignano e Bazzano, hanno vinto la loro battaglia per il rispetto della legalità.

Quei cittadini inossidabili, che hanno deciso di rimanere o di ritornare ad abitare in un territorio vessato da cave, discariche di amianto, discariche di rifiuti speciali, lavorazione di bitumi, fumi di ceramiche e di prodotti petroliferi trasformati in plastica, oggi possono sentirsi un pò piu’ orgogliosi. La loro è una scelta difficile, dettata dall’amore per le loro radici e per una terra che ha dato futuro alle loro famiglie. Una terra che merita molta più attenzione di quella che le istituzioni le hanno rivolto.  Per questi valori, che rappresentano un profondo rispetto per le nostra storia, per la dignità dell’uomo e del suo ambiente, ci batteremo sempre con forza!

Grazie alle tante persone che hanno appoggiato e condiviso questa lotta per la democrazia e la legalità. Un ringraziamento particolare va ad Italia Nostra, per il suo fondamentale sostegno ad ideali comuni.

 

Comitato Bazzanese Ambiente e Salute

 

 

Egregio Vaccari, visto che non avete informativa..!! potete consultare i siti dei comitati , divenuti oggi unici luoghi d'informazione...

sentenza del TAR
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Ciao Gigi, grazie e ancora grazie amico caro.....

CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.......(Guevara)

Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI.... 

Noi ci vergognamo