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2012

LA TASSA SULLE CAVE

Il Comitato Piumazzese NOalleCAVE, avvalora quanto prodotto dalle Liste Civiche, sia per un senso di giustizia ed equità per chi oggi paga l'ICI e per chi no, ma sopratutto per un ulteriore significato, che  l'imposta rappresenta, e cio'è il peso che la stessa andrà ad affibiarsi sopratutto sulle aree di cava ora dismesse ed abbandonate, mai collaudate, creando un deterrente per far si che quest'ultime siano portate ad una risistemazione finale, cambiando così nuovamnente la destinazione in un parco ripiantumato o qualcos'altro che  posssa riavvicinarsi a quanto prima era la sua natura.  

Comunicato stampa 5 gennaio 2012
REGOLE UGUALI PER TUTTI
: L’ICI/IMU LA PAGANO I CITTADINI E LE IMPRESE, LA DEVONO
La Lista Civica FRAZIONI e CASTELFRANCO, la lista CIVICAMENTE BAZZANO, la Lista dei Cittadini INSIEMEPER SAVIGNANO, LA Lista Civica NUOVO SAN CESARIO con SenzaFiltro, la Lista SPILAMBERTO SOLIDARIETA’AMBIENTE, con la partecipazione e il supporto del COORDINAMENTO DELLE LISTE DI CITTADINI DI MODENAE BOLOGNA, richiamano tutte le amministrazioni comunali interessate ad applicare immediatamente eanche in via retroattiva (fin dove è possibile) l’ICI sulle aree interessate da attività estrattive.
-il D. Lgs n. 504 del 30.12.1992, istitutivo dell’ICI, afferma che il presupposto dell’imposta è il possesso difabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli.
- l’attività estrattiva in terreni agricoli non è ricompresa nelle attività di cui all’art. 2135 del codice civile,che appunto descrive ed individua le attività che devono considerarsi agricole. Per tale motivo, il terrenodestinato ad attività estrattiva – che non è appunto qualificabile come agricola - perde conseguentementela qualifica di terreno agricolo;
- se dunque il terreno destinato alla attività estrattiva non è più agricolo, in base all’art. 2 del decretodel Ministero delle Finanze n. 28/1998 diventa una unità immobiliare (l’unità immobiliare, secondo lanormativa definitoria, è costituita da una porzione di fabbricato,o da un fabbricato, o da un insieme difabbricati ovvero da un’area che,nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità diautonomia funzionale e reddituale);
-L’art. 18 del Regio Decreto n. 1572/1931 (Testo Unico sulle leggi del catasto terreni) esclude le cave dallastima fondiaria per la determinazione del reddito dominicale, cosicché il reddito formalmente risultantein catasto di natura agricola “non è espressivo della effettiva ricchezza derivante dalla sua specificadestinazione e dallo sfruttamento del medesimo a finalità estrattiva” essendo riconducibile ad “una attivitàesclusivamente industriale”.
-L’ordinanza n. 285/2000 della Corte Costituzionale, avente ad oggetto la determinazione delvalore(catastale o reale) su cui applicare l’imposta di registro a seguito della vendita di un terrenoagricolo “utilizzato a cava per l’estrazione e per la commercializzazione” ha confermato il principiolegislativo soprarichiamato, ovverosia che l’attività estrattiva è attività industriale, concludendo chel’imposta di registro va liquidata non sul valore catastale cioè in base alla rendita dominicale attribuita, macon il criterio del valore reale, cioè come si fa con i terreni agricoli destinati ad area fabbricabile. Se cosìnon fosse, l’atto conterrebbe una espressione di ricchezza che rimarrebbe, senza alcuna giustificazione,estranea al prelievo tributario. (In base a questa ordinanza si impone anche il dovere per l’Ufficio delRegistro di applicare l’imposta sul valore reale del terreno acquistato dagli esercenti l’attività estrattiva enon su valori catastali, adempimento da controllare).
-Sulla base di queste leggi, un recente parere della Agenzia del Territorio di Modena, che sovraintendeil catasto terreni e fabbricati urbani, conferma l’accatastamento dei terreni non più a destinazioneagricola ma ad attività estrattiva, ma suggerisce al comune che può ricorrere all’applicazione dell’art.1
comma 336 della legge 30 dicembre 2004 n.311 circa la richiesta ai titolari dei terreni alla dichiarazionedell’aggiornamento degli atti catastali.
-Sulla base delle tipologie catastali del maggio 2006, che si possono estrarre dal sito www-Pregeo.org./tipologie-catastali.pdf, adottate dalla procedura informatica PREGEO (si ricorda che la procedurainformatica PREGEO 9 è stata adottata con provvedimento dell’Agenzia del Territorio del 23.2.2006) edin particolare a seguito della circolare del Catasto n. 4 del 16 maggio 2006 “le industrie denominate “dioccupazione” ovverossia “le industrie estrattive” (quelle cioè che hanno lo scopo di ricavare direttamentedal sottosuolo i suoi prodotti)” devono essere iscritte al catasto urbano classe D/7, cui verrà attribuita dallaagenzia del territorio una rendita catastale.
-La sentenza della Corte di Cassazione n. 27065/2008 conferma che i fabbricati (intesi come ogni unitàimmobiliare che ricomprende anche aree munite di autonomia funzionale e atte a produrre reddito comei terreni ex agricoli destinati a cave), ai fini dell’applicazione dell’ICI, si distinguono secondo il criteriodifferenziale dell’attribuzione o non attribuzione della rendita e non dalla iscrizione o non iscrizione delfabbricato in catasto.
-Ancora la Corte di Cassazione n. 19732/2010 ribadisce che, ai fini dell’applicazione dell’ICI sui maggiorivalori,non è necessario un cambiamento del classamento catastale, in quanto la situazione di fatto- cioè nel nostro caso la destinazione del terreno ad attività estrattiva - deve prevalere rispettoall’accatastamento del fabbricato.
-E ancora le sentenze della Corte di Cassazione n. 20776 del 26.10.2005, n. 23703 del 15.11.2007, n. 5485del 29.2.2008 che ribadiscono il principio che, ai fini ICI, per la sua esenzione, rileva il tipo di attività cuil’immobile è destinato e cioè che detta attività non sia svolta in concreto con le modalità di una attivitàcommerciale (quale è invece l’attività estrattiva). Stante tali affermazioni di principi, l’unita immobiliare (ilterreno) adibito a cava non può essere esente da ICI.
-Il terreno agricolo non è più tale se viene destinato ad attività estrattiva;
-detto terreno diventa quindi una unità immobiliare munita di autonomia funzionale e reddituale a seguitodi attività (quella estrattiva appunto) esclusivamente industriale. In proposito l’Agenzia del Territorio diModena ha espresso il proprio parere positivo di accatastamento quale “ente urbano “ e la procedurainformatica PREGEO adottata dall’Agenzia delle Entrate per l’accatastamento di terreni e immobiliattribuisce la classe D/7 alle industrie estrattive;
-detta unità immobiliare (cioè i terreni non più agricoli destinati ad attività estrattiva) è pertanto soggettaad ICI in quanto attività industriale e commerciale iscrivibile al catasto urbano alla classe D/7 peraltro,affermano sentenze della Corte di Cassazione, anche indipendentemente che ci sia stato un cambiamentoo meno di “classamento” catastale . Si ricorda peraltro, come confermato dalla sopracitata ordinanza dellaCorte Costituzionale del 2000, che l’interessato aveva e ha l’obbligo di presentare al catasto la denunciadi variazione da terreno agricolo a cava. I Comuni interessati hanno verificato questo adempimento,con segnalazione al catasto in caso di inadempimento? Gli stessi Comuni, in base alla legge n. 311 del30.12.2004, art. 1 comma 336, possono ”constatata la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenticon i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, richiedere ai titolari di diritti reali sulle unitàimmobiliari interessate la presentazione di atti di aggiornamento redatti ai sensi del regolamento di cui
al decreto del Ministero delle Finanze n. 701 del 19.4.1994. Se i soggetti interessati non ottemperanoalla richiesta entro 90 giorni gli uffici provinciali provvedono alla iscrizione in catasto dell’immobile nonaccatastato ovvero alla verifica del classamento delle unità immobiliari segnalate notificando le risultanzedel classa mento e la relativa rendita”.
-Dunque i comuni interessati sono corresponsabili con i proprietari o titolari di diritti su terreni agricolidestinati alla attività estrattiva nella mancata comunicazione al catasto della variazione di classamento daterreno agricolo a cava, perché, tra la documentazione obbligatoria per dimostrare il diritto ad ottenerel’autorizzazione a scavare, detti titolari devono presentare le visure catastali ove si rileva il classamento diterreno agricolo che in realtà non e’ più. Motivo per non rilasciare l’autorizzazione alla escavazione primadella comunicazione del titolare al catasto di variazione di classamento e del suo ottenimento. Se i comuniavessero fatto il loro dovere di controllo, da tempo ci sarebbero già i nuovi parametri per l’applicazionedell’ICI.
Conclusione: l’ICI può essere applicata da subito, in quanto essendo i terreni classificabili al catastonella classe D/7,anche in assenza di rendita catastale, la determinazione dell’imponibile ICI è datadall’ammontare del valore di acquisto del terreno, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dallescritture contabili obbligatorie per le società quali risultano le società assegnatarie di autorizzazioni neinostri poli, e ciò in applicazione del comma 3 dell’art.5 del D. Lgs n.504/92.
Desta veramente stupore che, nonostante a partire da un anno e mezzo fa la Lista Civica FRAZIONI eCASTELFRANCO seguita dalle altre Liste abbiano sollevato la richiesta di applicazione dell’ICI sulle cave,ancora non sia fatta pagare, nonostante le esigenze di cassa dei comuni. Perché? I cittadini si chiedonoperché dovranno pagare l’ICI loro stessi, gli artigiani, le società ma non le cave.
Questa è una disparità di trattamento a

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Ciao Gigi, grazie e ancora grazie amico caro.....

CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.......(Guevara)

Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI....