dom

22

nov

2009

CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA

LA GESTIONE IDRICA: LO STATO DELLE COSE ANTE D.L. 25  SETTEMBRE 2009

MENO DIRITTI E BOLLETTE 

PIU’ CARE AI CITTADINI”

L’acqua è stata indicata nel Settembre 2007 dall’O.N.U. come un diritto umano fondamentale, stensione del diritto alla vita. 

Purtroppo in Italia la Legislazione ha preso sempre più le distanze da questo concetto:si è via via passati da una visione di acqua come diritto ad un concetto normativo di acqua come bene suscettibile di valutazione economica. 

Sino allo scorso 25 Settembre la gestione del servizio idrico integrato in Italia è stata disciplinata dal famigerato art. 23 bis della Legge 133/2008 che prevedeva, 

in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente 

all’ingresso di privati e limitando cospicuamente i poteri delle Amministrazioni locali.Queste ultime hanno affidato alle Agenzie d’Ambito Territoriale Ottimale (nella Provincia di Modena e Bologna rispettivamente “A.T.O.-4”e “A.T.O.-5”,costituite dalle Province stesse e dai loro Comuni) competenze e funzioni relative alla gestione delle risorse idriche e dei rifiuti solidi urbani.Le A.T.O.affidano concretamente,tramite un’apposita convenzione, tali servizi ai Gestori, ne controllano l’operato e determinano le tariffe di ambito. 

Hera è la multi-utility che gestisce i servizi di acqua,gas, smaltimento rifiuti ed energia elettrica della stragrande maggioranza dei Comuni di Modena, Bologna e relative Province. 

Hera è una S.p.A.quotata in borsa,a capitale misto,pubblico e privato. 

Attualmente circa il 64% delle quote del capitale di Hera S.p.A. è detenuto dai Comuni, che ne rappresentano quindi l’azionista di maggioranza. 

Ogni Comune, di fatto, possiede però quote che non superano lo 0,5% del capitale sociale. Questa frammentazione si concretizza nello scarso – quasi nullo - potere esercitabile dai singoli Comuni, che si trovano nella impossibilità di incidere sulle decisioni strategiche della Società. 

 

 

 

COSA CAMBIA CON IL D.L. 135 DEL 25 SETTEMBRE 2009 

 

 

Il 25 Settembre 2009 il Governo ha emanato un Decreto Legge che determina grossi cambiamenti nel quadro della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, arrivando di fatto a privatizzare l’acqua. Esso è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto ed il Ministro Roberto Calderoli, 

con la benedizione di Confindustria, per la quale, in tempo di crisi, i servizi pubblici locali si prospettano come fonte di guadagno. 

Tale provvedimento apre le gare di appalto per la gestione di tali servizi anche a Società comunitarie multinazionali. Entro Novembre tale Decreto potrebbe diventare legge. Sostanzialmente esso prevede che,nelle società che gestiranno la risorsa idrica,la quota di partecipazione del settore pubblico non potrà superare il 40% nelle S.p.A. non quotate e, nelle quotate già esistenti (come nel caso di Hera),dovrà scendere al di sotto del 30%.Ciò si traduce nella privatizzazione della gestione dell’acqua, decretando l’ingresso a piè pari dell’Italia, come Paese, nel disegno lucrativo delle multinazionali. I Comuni dovranno vendere le proprie quote entro pochi anni:già da ora Hera sta “sensibilizzando”le nostre Amministrazioni Locali affinché cedano da subito le loro azioni per fare cassa e risolvere gli annosi problemi di bilancio. 

 

 

L’ACQUA COME DIRITTO 

 

 

Con questo inaccettabile provvedimento si decreta la vittoria del mercato,della merce,del profitto nel settore dei pubblici servizi: l’acqua viene sottratta alla gestione pubblica,si indeboliscono nei fatti le autonomie locali 

– in barba al tanto sbandierato federalismo – ed i diritti dei cittadini. 

Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico,coperta dal Governo attraverso l’ambito mistificatorio del Decreto Legge,provvedimento da adottarsi in casi straordinari di necessità ed urgenza che ha avuto, come unico fattore di urgenza, quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma un patrimonio di pochi. L’acqua è un bene comune, è una risorsa finita,indispensabile all’esistenza degli esseri viventi e fonte insostituibile di vita. L’acqua è un diritto inalienabile: arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua diviene un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini e chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendone la responsabilità rispetto alla generazioni viventi e future. 

Dice Padre Alex Zanotelli: “Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la Bellezza di Sorella Acqua diventasse la prima nazione d’Europa a privatizzare 

l’acqua”. Alla luce di tali osservazioni chiediamo alle nostre Amministrazioni Comunali che inseriscano nello Statuto Comunale il principio inderogabile che l’acqua è un diritto, un bene comune e non una merce, e che pertanto: 

 

 

- la gestione del servizio idrico integrato non deve avere scopo di lucro; 

- la proprietà della rete di acquedotto e di distribuzione è pubblica ed inalienabile; 

- la gestione idrica deve essere attuata esclusivamente mediante Enti ed Aziende Pubbliche; 

- ad ogni Cittadino deve essere garantito un quantitativo minimo vitale d’acqua al giorno. 

Questa operazione permette di affermare concretamente che l’acqua è di tutti! Noi pensiamo che decisioni così importanti per il futuro del nostro Paese non possano né essere imposte dall’alto,né tantomeno “passare sulla testa” dei Cittadini senza una consapevole informazione e discussione nelle sedi istituzionali e politiche 

del territorio.L’attacco al bene comune acqua può e deve essere contrastato partendo dalle singole Comunità locali, nel contesto delle quali è possibile arrivare, grazie alla partecipazione, a quella consapevolezza e mobilitazione che può consentire di compiere passi concreti verso la ripubblicizzazione dell’acqua e 

l’adozione di un modello di gestione del servizio idrico che esuli completamente da logiche di profitto. 

 

 

LISTE CIVICHE INSIEME PER I CITTADINI 

 

 

 

In quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata.

L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere " insostituibile " significa che l’insieme di una comunità umana – ed ogni suo membro – deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche.

Scrivi commento

Commenti: 1

  • #1

    kradon (mercoledì, 25 novembre 2009 18:59)

    Un Contratto Mondiale sull’Acqua

    Le alternative esistono e sono possibili. E’ necessario attivarsi per un Contratto Mondiale sull’acqua, fondato su alcuni principi necessari ed indispensabili per una politica solidale dell’acqua a livello locale e mondiale.

  • loading

NOVITA'

PERCHE' COMITATO

IL TERRITORIO MINACCIATO

..NON SOLO CAVE..

Newsletter

Email:info@comitatonoallecave.com

 

 

IL LIBRO DEGLI OSPITI

 

eterna un tuo commento....

COMITATI AMICI

UNA LIBERA INFORMAZIONE

LA NOSTRA POLITICA

Firma la Petizione

"ANDIAMOCI SOTTO"

Per sempre amici......

Ciao Gigi, grazie e ancora grazie amico caro.....

CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.......(Guevara)

Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI.... 

Noi ci vergognamo