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15

gen

2010

Un milione per la casa inquinata....

Da una lettera d'un amico

www.ModenaQui.it
14-01-2010

Un milione per la casa inquinata dall’inceneritore
La comprerà il Comune. Il proprietario è malato da tempo

Un milione centomila euro.
E’ questa la cifra per la quale il Comune ha acquistato una casa in via Cavazza, a pochi metri dall’inceneritore, il cui rogito dovrebbe avvenire proprio in questi giorni.
La ragione ufficiale della spesa è che in quel terreno dovrà sorgere il nuovo deposito degli atti storici del Comune.
Ma pare invece si tratti dell’epilogo silenzioso di una controversia iniziata più di dieci anni fa tra la famiglia proprietaria della casa e l’amministrazione.
Una vicenda fatta di visite in Comune, appelli al sindaco e tonnellate di lettere «Una volta questa era la zona più bella di Modena - racconta con nostalgia l’interessato - poi è arrivato l’inceneritore».
E ha portato con sè polveri, inquinamento e rumore.
«Quando hanno costruito la seconda linea del termovalorizzatore è stato fatto uno studio, secondo il quale a un chilometro di raggio dall’inceneritore non potevano vivere animali, piante e neanche uomini.
E nel raggio di due chilometri si registrava il 50% in più di inquinamento.
Ma lei vede dove viviamo? Ci dicevano avete ragione, ma non ci sono i soldi...» aggiunge.
Esasperata, la famiglia ha dato tutto in mano ad un avvocato.
E, a giudicare dall’accordo raggiunto, sembra che le loro ragioni siano state finalmente ascoltate.
A smuovere gli amministratori, a quanto pare, sarebbe stata una cartella clinica che ha fatto capolino in mezzo alle carte legali.
Si tratta di quella del padre di famiglia, lavoratore agricolo, che da vent’anni respira, lavora e mangia polveri sottili.
Anche attraverso la frutta e la verdura che coltiva.
Da anni l’uomo lamenta diversi sintomi, male ai muscoli, artrite, polmonite.
Ma del fatto che l’aria che si respirava non facesse così bene, l’uomo si era accorto già molto tempo prima.
Da quando gli animali, avevano iniziato a traslocare e a smettere di riprodursi: «Di allevare conigli ho smesso, perché non conveniva più.
Le coniglie avevano smesso di figliare.
Le rondini se ne sono andate via tutte, meno una coppia, che continua a tornare ogni anno.
Ma i loro piccoli non sopravvivono: fanno il nido e i piccoli invece di volare via cadono morti dal nido.
Avevamo una scrofa che ha abortito.
Sono sparite le lucciole, le falene e i passerotti...», racconta.
Gli animali se ne sono andati.
L’uomo, animale intelligente, secondo il Comune può restare senza problemi.
Caterina Giusberti 

www.modenaQui.it

14-01-2010
A esaminare i tessuti tossici usciti dall’inceneritore e annidati nei polmoni dell’interessato è stata Antonietta Gatti, specialista in nano patologie e direttrice del laboratorio Nanodiagnostic (protagonista dell’accanita battaglia con la Onlus reggiana Bortolani per il possesso del microscopio di ricerca acquistato grazie ad una campagna di Beppe Grillo) che ha messo a punto una tecnica per andare a verificare una possibile ‘esposizione ambientale all’interno dei tessuti’.
Di cosa si tratta? «Il nostro corpo ha bisogno di ossigeno per respirare - spiega la dottoressa - ma dentro l’aria possono esserci anche delle polveri molto tossiche.
Se andiamo in un cementificio sappiamo quello che respiriamo, ma delle polveri che escono dall’inceneritore non conosciamo esattamente la tossicità, perché dipende da che cosa viene bruciato».
Quali sintomi possono dare nano particelle tossiche a chi le respira? « Uno dei più comuni è la sterilità, la sindrome del ‘burning semel disease’- spiega la Gatti - In pratica le polveri entrano nel corpo, in questo caso nello sperma, generando la perdita della fertilità nell’uomo, che la può trasmettere anche alla sua compagna.
Ma nel peggiore dei casi la malattia può evolvere in maniera sistemica causando danni molto importanti».

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Ciao Gigi, grazie e ancora grazie amico caro.....

CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.......(Guevara)

Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI.... 

Noi ci vergognamo