ven

15

ott

2010

ICI PRIMA CAVA.....ESENTE!!!

ICI PRIMA CAVA… ESENTE

Venerdì 15 ottobre a Piumazzo viene presentata alla stampa una mozione “congiunta” delle liste civiche “Frazioni e Castelfranco” e “Nuovo San Cesario” con l’appoggio dei vari comitati della zona: Piumazzo, San Cesario, Savignano.

Di che si tratta?

L’argomento sembra semplice ma dai risvolti tutt’altro che chiari: l’ICI sui terreni di cava – tasse!

Premessa:

  1. È chiaro che un terreno agricolo destinato a escavazione non è più tale e catastalmente dovrebbe cambiare destinazione d’uso

  2. I terreni agricoli hanno una rendita catastale da cui si ricava l’ICI da pagare

  3. Prendendo ad esempio le norme vigenti che regolano l’edilizia, i terreni agricoli destinati all’edificabilità cambiano valore catastale, quindi varia anche l’imposta riscossa (ovviamente il terreno diventa più costoso e l’ICI aumenta in proporzione), questo anche se si costruisce tra 10 o 20 anni.

  4. Una cava ricavata in terreni agricoli trasforma gli stessi in zone produttive non più agricole e, se seguissero le regole dei PSC, dovrebbero pagare l'ICI dal momento in cui è stato approvato il PIAE fino a tutta la durata del periodo di escavazione e del periodo di risistemazione per poi tornare ad essere area, a questo punto non ben definita, comunque improduttiva.

La mozione quindi non fa altro che chiedere al comune di impegnarsi a riscuote questa imposta in maniera congrua, anche retroattivamente, nei terreni di cava o di prossima escavazione. Infatti, da alcuni rogiti visionati, si capisce che il cavatore ha pagato determinati terreni anche 6\7 volte il valore di mercato determinando un chiaro aumento del valore catastale. I comitati e liste civiche non si spiegano come mai nessuno abbia mai cambiato la destinazione d’uso di questi terreni che risultano ancora agricoli anche se ai fini dell’applicazione dell’ICI sui maggiori valori, non è necessario un cambiamento catastale, in quanto, come sancito da una recente sentenza della Cassazione, n. 19732 del 2010, la situazione di fatto deve prevalere rispetto l’accatastamento del fabbricato .

E' assolutamente anomalo che Comitati e Liste di provincia debbano dare indicazioni ai Comuni, alla Provincia, alla Regione ai fini di incassare Imposte logicamente e legalmente dovute dai possessori di Cave. Ciò porta certamente a rafforzare dubbi che hanno assillato da sempre sul fatto che i cavatori abbiano sempre avuto trattamenti di favore. Si sta parlando di cifre assolutamente importanti. “Se consideriamo tutti i buchi lasciati al loro destino (mai sistemati) arriviamo a cifre veramente grandi. Siamo quindi convinti che quando gli Enti Locali si decideranno a far pagare il dovuto, oltre al vantaggio economico ci sarà pure una spinta a sistemare i buchi per evitare di dover pagare una imposta a vita e avremmo un compito un po' più facile anche noi Comitati che sentiamo il peso di non far cavare oltre a quello di far sistemare per quanto possibile. Non ci troveremmo più in situazioni di continue e spesso discutibili proroghe dei tempi di escavazione, forse si limiterebbero pure i “residui” che servono sempre a procrastinare le sistemazioni”. Il pagamento dell'ICI sulle cave porterebbe anche a soddisfare la tanto sbandierata equità fiscale, rendendo giustizia a chi, esercitando una attività produttiva, ha pagato e paga quest’imposta! Così si avrebbe un’entrata cospicua a fronte delle crescenti difficoltà economiche sempre lamentate dai comuni, costretti a tagliare molti servizi.

La mozione segue un’interrogazione della lista Frazione e Castelfranco presentata mesi addietro (link dell’interrogazione) a cui nessuno ancora ha dato risposta, e che verranno inviate per conoscenza alla Provincia e alla Regione.

Il problema cave è diventa sempre più un buco nero, dal momento che il cavatore compra un terreno è come se questo non esistesse più…

 

 

Pubblichiamo, di seguito, il testo della mozione presentata a Castelfranco il 5/10/2010:


Oggetto: Tassazione ICI delle aree destinate ad attività estrattive

Premesso che


- il presupposto dell’ICI è costituito,secondo il disposto dell’art.1 del D. lgs. 504/1992, dal possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, situati nel territorio dello stato, a qualsiasi uso destinati;

- il terreno agricolo e’ quello in cui si svolgono le attività di cui all’art.2135 del codice civile, ovverosia “un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura”;

- l’attività estrattiva  non e’ compresa nelle attività di cui all’art.2135 c.c., per cui i terreni agricoli destinati a tale attività non rientrano più in tale categoria ma invero in quella dei fabbricati;

- per fabbricato si intende la singola unità immobiliare iscritta o da iscrivere nel catasto edilizio urbano in cui sia stata attribuita o sia attribuibile una autonoma  rendita catastale;

- secondo il regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto fabbricati, approvato con decreto del ministro delle finanze n.28 del 2 gennaio 1998,l’unita’ immobiliare e’ costituita da una porzione di fabbricato,o da un insieme di fabbricati o DA UN’AREA CHE,NELLO STATO IN CUI SI TROVA E SECONDO L’USO LOCALE, PRESENTA POTENZIALITA’ DI AUTONOMIA FUNZIONALE E REDDITUALE;


considerato


-che secondo i criteri catastali, sono dunque fabbricati e pertanto soggetti ad ICI anche le cave;

Tutto ciò premesso, con la presente mozione il Consiglio Comunale di Castelfranco Emilia

impegna il Sindaco e la Giunta Comunale

ad adottare ogni dovuto provvedimento – ivi compresa, se necessaria, l’eventuale modifica del regolamento comunale sull’ICI – affinché le aree destinate alle attività estrattive nel territorio del Comune di Castelfranco Emilia siano oggetto di applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) dal momento della adozione della convenzione fino al definitivo completamento dei recuperi-ripristini con restituzione dell’area alla pubblica disponibilità e affinché tale tassazione sia applicata retroattivamente, se e fin dove possibile.


Silvia Santunione – capogruppo  Lista Civica FRAZIONI  e CASTELFRANCO

 

 

COPIA DEL TESTO ORIGINALE DELLA MOZIONE PRESENTATA IL 5.10.2010

 

 

 

Silvia Santunione 

capogruppo Lista Civica Frazioni e Castelfranco

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Ciao Gigi, grazie e ancora grazie amico caro.....

CHI LOTTA PUO' PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.......(Guevara)

Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI.... 

Noi ci vergognamo