lun

28

nov

2011

UN'ALTRA CHICCA DELLA GREEN ECONOMY DI CUI ANDARE FIERI...

Defranceschi: “Altroché produrre energia,
la centrale INALCA assorbirà contributi pubblici”
Interrogazione del M5S per fermare la combustione di 30.000 tonnellate l’anno di scarti animali
 
 
Il progetto di Inalca Spa di costruire a Castelvetro (MO) presso il suo stabilimento, un inceneritore che brucerà 30.000 tonnellate di biomasse l’anno non è sostenibile” – afferma il Capogruppo regionale del Movimento 5 StelleAndrea Defranceschi che ha presentato una interrogazione alla Giunta. “Saranno biomasse prodotte con rifiuti di origine animale, quindi ritagli di carne, grasso, ossa e altro, ma il suo scopo principale sarà incamerare contributi pubblici con i ‘certificati verdi’. Invece che essere bruciati” – propone Defranceschi – “gli scarti potrebbero essere riutilizzati e
valorizzati diversamente e trasformati in cibo per animali domestici ed altri utilizzi, come alcuni studi ed esperienze industriali (su tutti quelli condotti dal Crpa di Reggio Emilia dagli Anni Settanta) dimostrano. Pare quindi evidente che il progetto presentato da Inalca Spa per lo stabilimento di Castelvetro, pur totalmente legittimo sul piano formale, non rappresenti un esempio di innovazione industriale e di perseguimento della qualità ambientale, ma sia fortemente condizionato dalla possibilità di incamerare incentivi pubblici. Incentivi pagati dai contribuenti italiani, tramite il meccanismo dei ‘certificati verdi’. Per questo progetto” – illustra il Capogruppo M5S – “si prevede di bruciare circa 30.000 ton/anno (84 tonnellate al giorno) di scarti e la procedura di VIA verrà conclusa entro i primi di dicembre. Purtroppo, a quanto ci dicono i Comitati di cittadini, la popolazione di Castelvetro è stata tenuta all’oscuro di questo progetto, che in zona potrà avere ripercussioni anche dal punto di vista dell’impatto olfattivo, ovviamente. Per questo nella nostra interrogazione chiediamo alla Giunta se da Inalca sia stato rispettato il DLGS 152/06, secondo il quale il gestore, entro 45 giorni dalla presentazione dell’istanza, deve provvedere a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, informando la popolazione. Inoltre” – prosegue Defranceschi – “Viene poi chiesto se risulti che Inalca Spa intenda importare presso questo impianto consistenti quantitativi di biomasse di origine animale da altri stabilimenti, ubicati anche al di fuori della regione e se l’Emilia-Romagna, all’interno delle sue politiche agroalimentari, consideri ambientalmente più innovativo e sostenibile un sistema che preveda la trasformazione degli scarti per un riutilizzo per fini alimentari, oppure preferisca un sistema che preveda il trattamento di distruzione termica. Insomma, l’incenerimento che permette di godere dei contributi pubblici a spese del cittadino per la cosiddetta ‘valorizzazione energetica’. Infine” – conclude Defranceschi – “una domanda sulla sicurezza ‘Che tipo di garanzie dovrà fornire Inalca  Spa riguardo i controlli sull’emissioni, dato che nella scheda monitoraggio è previsto un solo controllo delle emissioni all’anno, nonostante siano presenti bollitori, trituratori, coclee e 270 tonnellate anno di additivi che verranno inceneriti?’”.
 
 
Andrea Defranceschi




 

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Commenti: 1

  • #1

    Willer Comellini (lunedì, 28 novembre 2011 11:39)

    FINO A CHE SI CONTINUERA' A CREDERE ALLE FREGNACCE CIRCA IL VALORE ECOLOGICO DI ALCUNI PROGETTI (TRA I QUALI, NON SOLO QUESTO, MA ANCHE QUEL FOTOVOLTAICO CHE PER ORA E' SOLO "AFFARE") E SI DARANNO SOLDI PUBBLICI A QUESTE INIZIATIVE, L'ECOLOGIA SARA' PERDENTE E COOPTATA AL BUSINESS. BASTEREBBE UN MINIMO DI ESAME TECNICO PER CAPIRE CHE TANTE TECNOLOGIE NON SONO MATURE PER ESSERE INPIEGATE VABNTAGGISAMENTE DAL PUNTO DIVISTA ECOLOGICO (ED ANCHE ECONOMICAMENTE SE NON CI FOSSERO I CONTRIBUTI PUBBLICI, PECCATO CHE SIANO SOLDI DI TUTTI). NON SOLO DI CREMONINI, IN QUIESTO CASO, CHE SI E' SEMPRE BARCAMENATO MOLTO BENE IN POLITICA SIN DAI TEMPI DELL'ONOREVOLE CASTELFRANCHESE.

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Ciao amico Bustelli, chissà se riusciremo ancora a percorrere tutti insieme le strade delle nostre campagne, le vie della nostra terra... come quando quel giorno, ci guidavi per farci vedere quanto è bella e importante...e quanto è importante difenderla da chi la vuole distruggere...

E’ difficile pensare che persone che popolano questa bellissima terra e che dipendano da essa, riescono a sacrificarla con delle manovre politiche capaci di distruggere senza riguardo e sentimento, senza rispetto della popolazione che la abita …


CON UN VOTO CORAGGIOSO AVREBBERO FERMATO TUTTO, E TUTTO SAREBBE RIMASTO UN BEL RICORDO DI LOTTA, O FORSE UN BEL FUMETTO...

RICORDIAMOLA COSI'...!

Tratto dal libro “ Storia di Piumazzo “ scritto da Giovanni Santunione

La salute pubblica (pag 88)

 

 

 

                                                            ……Omissis

    Nel 1731 sappiamo che le fosse erano svuotate da 50 anni perché l’acqua che          ristagnava  quando non c’era ricambio dal Finaletto rendeva l’aria malsana.

       Nello stesso anno Don Giacomo Magagnali, arciprete, e Alessandro Vicoli,    massaro, della Comune del Castello di Piumazzo, rivolgono istanza all’Assunteria    di Governo affinché sia impedita l’erezione di una fornace da pietre nelle fosse e   terrapieno del castello perché “…nelle acque stagnanti, nelle borre e nelle bucche necessarie per la Fabrica si produrranno nebbie ed aria cattiva, anche con le nevi, e fetenti fumi, con il pericolo d’incendi che possono giustamente temersi per la troppa vicinanza della Fornace agl’edifici “

Omissis………

 

                                                          Commento:

Vedo una stretta analogia con la nostra lotta contro le Cave, Frantoio, e Fabbrica del bitume.

Allora  i nostri avi riuscirono a impedire la costruzione della Fornace nelle fosse di Piumazzo.

Continuiamo la nostra lotta contro i politicanti che per i loro piccoli o grandi interessi personali accettano che vengano distrutto il nostro territorio.

 Luigi

 

12 Settembre 2009     

 

UN PENSIERO...!

Piumazzo è un paese tranquillo e laborioso.Il suo unico bene è la terra,fertile e bella. Viviamo tempi difficili per l’agricoltura, ma non difficilissimi: la terra è sempre fedele.

Ma abbiamo anche l’oro grigio, la ghiaia,che sta sotto la terra: è lei che la drena e rende buono il terreno e ricche d’acqua le falde. La sensibilità odierna, non equilibrata, vuole salvare i fiumi, allontanandovi le cave, ma non pensa a salvare le campagne.

Domani si pentiranno, ma sarà troppo tardi. La nostra terra sarà morta per sempre, non più coltivata, buona non si sa per cosa.

La terra non è una merce come le altre, richiede un particolare rispetto, perché ha in sé qualcosa di sacro.

Il progetto estrattivo approvato dagli organi competenti va bene per aree depresse e in abbandono. A noi non sembra di essere così.

don Remo Resca

 

I CAVATORI SONO ANCHE SPONSOR DEGLI EVENTI

La Granulati Donini s.p.a. , rimane una delle piu importanti e imponenti società di scavo che lavora nella nostra Provincia......chissà perché compare nel tabellone principale della festa del PD, anno 2009...? 

PER DARE UN'IDEA...!

In una delle sette meraviglie del mondo moderno, su di una lapide si legge:

Anfiteatro Flavio Anfiteatro Flavio

5216 operai, 158.658 mc di terra in sei mesi, per fare le fondamenta del Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio.  Solo a Piumazzo vengono rimossi 5.450.000 mc , ridotti del 35% (-1.000.000 mc) grazie al lavoro del comitato, ma nonostante tutto con le quantità rimaste ,potremmo ricostruire le basi per 28 colossei simili a quello Romano. 

la storia dell'ASINO

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. 

Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. 

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). 

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... 

Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. 

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. 

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. 

E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, INDIGNATEVI....